Google e l’algoritmo dell’esistenza

Torniamo indietro negli anni a quando Internet era nata da poco. Immaginiamo un numero sempre più crescente di file e documenti di ogni tipo. Nasce il problema di trovare questi documenti! La Rete consente possibilità di espressione e fruizione di contenuti in modo illimitato, ma deve già trovare il modo di non collassare sotto il peso della massiccia produzione dei contenuti stessi. Inizia così la storia dei motori di ricerca che nascono proprio per permettere agli utenti di addentrarsi nell'immenso spazio web. Per chi si avvicina ad Internet da poco, digitare una parola nel box di ricerca è un'operazione del tutto naturale, ma gli algoritmi che consentono di reperire informazioni hanno una storia lunga e complessa alle spalle. L'argomento che ci interessa sviluppare in questo articolo non ci obbliga ad entrare in dettagli troppo tecnici poiché quello che vogliamo fare, come al solito, è puntare a stimolare consapevolezza.  Partiamo dai fatti, esistono diversi motori di ricerca, ma per la maggior parte delle persone l'espressione "motore di ricerca" è sinonimo di Google. Questa stessa larga fetta di persone oltre a non sapere neanche l'esistenza di altri motori di ricerca quali ad esempio Bing o Yahoo!, non ha alcuna ragione di ritenere che utilizzare Google sia una buona scelta. Lo si usa per il fatto che altri, molti altri, lo usano. Dalle rilevazioni di StatCounter Global Stats il 94,98% delle persone usa Google per le proprie ricerche, l'1,88% usa Bing e l'1,85% usa Yahoo!. Insomma, il dominio di Google è schiacciante. Perciò, la pigrizia che impedisce di chiedersi se è meglio usare Google o altri motori di ricerca, unita alla pigrizia di fare una scrupolosa cernita e valutazione dei risultati ottenuti, fa si che si arrivi a concludere che se una "cosa" si trova nei primissimi risultati di Google essa esiste, altrimenti non esiste. Ora, la prima cosa di cui bisogna prendere coscienza è che in un contesto sovraccarico di informazioni, lo strumento che consente di scremare la ricerca delle informazioni arriva ad acquistare un'importanza pari alle informazioni stesse e in alcuni casi anche superiore. A causa della superficialità con cui si eseguono le ricerche e si accettano i risultati si è molto lontani dal valutare con la dovuta attenzione questi aspetti. Senza alcuno spirito critico, si dà per buono ciò che Google restituisce nelle ricerche come se fosse un moderno e incontestabile oracolo. Proponiamo di seguito alcune domande volutamente provocatorie per innescare delle riflessioni ponderate:

  1. sappiamo come funziona un motore di ricerca?
  2. possiamo fidarci della neutralità di un motore di ricerca?
  3. siamo coscienti che i risultati della prima pagina proposta da un motore di ricerca non necessariamente attestano la qualità delle informazioni?
  4. siamo al corrente che le società che gestiscono i motori di ricerca offrono la possibilità di posizionare un'informazione in testa a tutte le altre semplicemente acquistando questo servizio?
  5. siamo consapevoli che ci sono tecniche che possono migliorare la posizione di un documento nei risultati di ricerca?

Ancora una volta va sottolineata l'importanza di un spirito critico e la necessità di approfondire le conoscenze fondamentali che permettono di poter interpretare la realtà che ci circonda. Ancora una volta bisogna ribadire che non si ha diritto alla cittadinanza2K sol perché si è in grado di "schiacciare pulsanti". Per cogliere la parte migliore della Rete è necessaria una trasformazione culturale e un atteggiamento proattivo.